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Il Sangue di Caino. L’eterna maledizione del “figlio” del Serpente nell’Haggadah.

di Enrica Perucchietti e Paolo Battistel

Nel corso dei millenni la figura di Caino, il primo fratricida della storia, è stata interpretata in modi differenti e spesso antitetici: maledetta, riabilitata, dimenticata, addirittura “adorata”. Un fitto mistero avvolge l’oscuro “marchio” di questa condanna divina ma soprattutto nasconde le vere ragioni di questa violenza così immotivata. Caino, colui che si è macchiato del sangue del proprio fratello Abele, incarna infatti l’oscura figura del “colpevole senza perdono”.
Le pagine di Genesi narrano della fuga del primogenito biblico dopo il suo delitto e del marchio che gli impone Dio come punizione. Questo marchio rappresenterà una terribile maledizione che lo farà vagare eternamente attraverso un mondo ancora disabitato.
Ma che cosa spinse Caino a compiere un simile atto destinato a segnare lui e la sua discendenza fino alla fine dei giorni? Una domanda su cui molti teologi e ricercatori, infine scrittori, poeti ed esoteristi si sono interrogati con esiti spesso diametralmente opposti.
Una delle risposte più intriganti ci giunge direttamente dalla vasta raccolta di leggende ebraiche post-bibliche chiamata Haggadah. Questo complesso e variegato materiale rabbinico racconta che quando Dio plasmò il Serpente egli «era il più astuto tra tutti gli animali del creato e rassomigliava molto all’uomo» . Questi, prima del peccato originale, era una creatura bipede con braccia e gambe che, anche per intelligenza, oltre che per aspetto, risultava del tutto simile all’uomo. «Proprio come Adamo il serpente stava ritto sulle gambe e per altezza era pari a un cammello» , in questo modo il rettile era in grado di camminare per il mondo come un signore del creato, potendo guardare in viso Adamo e tutti i suoi futuri discendenti. Allora com’è potuta avvenire l’eterna frattura tra le due “specie gemelle” che fece crollare questo Paradiso delle origini?
Fu proprio il più grande dono fatto da Dio al Serpente a far precipitare il rettile da questa condizione privilegiata: la sua grande intelligenza. «Le sue superiori doti intellettive gli fecero perdere il timore di Dio» narrano le leggende ed è proprio la smisurata superbia del Serpente che causò in questo modo la caduta del creato, un mondo paradisiaco che le due specie avrebbero potuto dominare incontrastate per sempre. Il Serpente si considerava superiore in tutto all’uomo a cui però doveva assoluta ubbidienza perché così gli era stato imposto da Dio, tuttavia proprio questa condizione di subalternità col tempo generò una folle invidia nel rettile.

La gelosia del Serpente
Secondo questo filone di letteratura rabbinica sono proprio i sentimenti di gelosia del rettile nei confronti di Adamo, di cui desiderava segretamente prendere il posto, sia al vertice del creato, sia soprattutto al fianco di Eva, a generare il male nel mondo. Le leggende di Haggadah riferiscono così che «la malvagità venne al mondo insieme al primo nato di donna, Caino» , in quanto il Serpente, che in altre parti del Midrash aveva già manifestato la gelosia per Adamo per il fatto che fosse sposo di Eva, sarebbe riuscito a sedurre questa concependo con lei il primo figlio dell’uomo.
Tuttavia analizzando questo sfaccettato cosmo di leggende rabbiniche va fatta una necessaria distinzione: esistono storie che danno la paternità del primogenito di Eva proprio al Serpente nei tempi in cui questi aveva ancora una forma umana, ma, la maggior parte di esse, fa coincidere il Serpente con Satana stesso che, geloso dell’uomo e desideroso di avere Eva per sé, assume la forma fisica del Serpente per unirsi a lei.
In questa versione il mangiare il frutto dell’albero proibito diventa una sorta di immagine allegorica dell’atto sessuale tra donna e Serpente. Alla base dell’atto sacrilego tra le due specie ci sarebbe stata la seduzione del Serpente che spinse la donna a compiere qualcosa che Dio gli aveva proibito poiché «quando Dio concesse il Paradiso alla prima coppia umana l’ammonì in particolar modo di non avere rapporti carnali» ma Satana con le spoglie del Serpente si accosta alla donna e «il frutto della loro unione fu Caino» . In questo modo il primogenito di Eva, in quanto semidio/mezzo demone diventa il capostipite ultraterreno di tutte le generazioni empie che si ribellarono a Dio e insorsero contro di lui. In questa versione della leggenda infatti il diluvio viene giustificato proprio come gesto estremo fatto da Dio nel tentativo di cancellare il sangue di Satana dal seme della razza umana.

Caino l’ibrido semi-dio
Uno dei tratti che accomuna quasi tutta la letteratura rabbinica su questo punto è l’aspetto celestiale del primogenito di Eva ancora infante. Caino è simile a un dio: risplende di luce e, proprio come ogni creatura sovrumana, è in grado di camminare e parlare appena generato dal ventre materno. Diviene subito evidente che il neonato è figlio dell’angelo Sama’el, poiché risulta dotato di una bellezza tale che abbaglia gli occhi della madre facendole esclamare con timore «Ho generato un uomo da un angelo del signore» .
Questo semidio (o semi-demone), che incarna in genere le caratteristiche del fondatore di una nuova stirpe, è destinato in ogni cultura conosciuta a compiere imprese fantastiche o terribili come Ercole nel mito greco o Sigfrido in quello germanico, imprese alimentate dalla sua propria natura ibrida che lo conduce a vivere la solitudine assoluta dei fanciulli divini mantenendo un legame costante con il mondo primordiale che l’ha generato.
L’oscura tradizione di Caino figlio di Eva e Satana, generata nelle numerose leggende del Haggadah, sarà destinata a sopravvivere allo scorrere dei secoli influenzando i maggiori culti gnostici del II e III secolo d.C., come i Cainiti e i Sethiani fino a giungere a toccare profondamente sette e religioni con una più spiccata antitesi tra il principio della luce e quello delle tenebre come il diffusissimo credo Manicheo o la successiva corrente Catara. Anche i nazisti con Otto Rahn subiranno il fascino di questa letteratura neognostica, arrivando a cercare quelli che si consideravano i sopravvissuti storici della progenie di Caino.
La penna dei poeti romantici immortalerà in seguito il figlio di Eva come un Prometeo biblico, figura eminente dell’insubordinazione cosmica. Il teologo Attilio Mordini lo identificherà come il precursore degli Yeti, mentre il premio Nobel per la Letteratura José Saramago gli dedicherà l’ultima opera, carica di satira sprezzante e vibrante antipapismo. Herman Hesse ci ricorderà invece in forma di romanzo come la storia di Caino possa essere intesa anche in chiave psicanalitica: essa alluderebbe all’ombra che giace in ognuno di noi e che brama per emergere. Che non si può “eliminare” come vorrebbe l’asceta, ma con la quale si deve imparare a convivere, piegandola, semmai, alla propria volontà. La vicenda di Caino e Abele assurgere così a topos della scissione dell’ombra e della sua proiezione esterna nella figura del doppio. Prefigura l’emersione dalla completezza primordiale e indistinta e la battaglia “storica” tra l’ordine e il caos.
Come dimostriamo nel nostro saggio, Il sangue di Caino. L’eterna maledizione del figlio del Serpente. Dalle origini del mito biblico alla letteratura neo-gnostica, edito da Terre Sommerse, il primogenito biblico è questo e molto di più. È un’ombra sfuggente, un vile assassino, un traditore. È al contempo un eroe solare, un Ebreo Errante, un ribelle, un Figlio del Fuoco. Quest’ultima versione viene ripresa dalle correnti neo gnostiche e occulte contemporanee che ne riabilitano la figura facendone il figlio di Lucifero, il portatore di Luce (o di Iblis), capostipite di una razza “particolare” – che i nazisti identificheranno con gli “ariani”.

Per maggiori informazioni: E. Perucchietti – P. Battistel, Il sangue di Caino. L’eterna maledizione del figlio del Serpente (Edizioni Terre Sommerse).

 

Le leggende pirenaiche sui discendenti di Caino,
da fratricida a re spodestato nella letteratura neognostica
Di Enrica Perucchietti e Paolo Battistel

Le leggende dei Pirenei
Una delle leggende popolari che si tramanda ad esempio nella regione basca dei Pirenei − dove sorse e si diffuse il culto cataro e successivamente si concentrarono le ricerche di Otto Rahn −, infatti, narra dell’esistenza di una caverna segreta antichissima, nel cui ventre un popolo sotterraneo attenderebbe l’occasione propizia per tornare in superficie. Questo popolo dimenticato officerebbe un culto infero (siamo nelle viscere delle terra) a una divinità “demonica” che alcuni ricercatori hanno identificato nel corso dei secoli con Caino.
Le leggende e il folklore rimarrebbero confinati nell’alito dei racconti e nelle pagine ingiallite dei documenti, se i Pirenei non avessero realmente ospitato una “razza maledetta”, una popolazione temuta dal resto degli abitanti e relegata a vivere nelle grotte e a indossare, proprio come il primogenito biblico, un marchio d’infamia che ne rendesse evidente i membri e li tenesse lontano dalla popolazione “normale”. Sono quei Cagots (o Chrestians) a cui accennava lo stesso Rahn nel suo diario di viaggio e che descriveva come “ariani”, biondi e dagli occhi azzurri. Una descrizione incredibilmente simile a quella che la tradizione apocrifa ebraica tramanda su Noè… Al contrario le cronache medievali additavano i cagots come creature deformi e dannate, legate all’arte della metallurgia (e dunque al fuoco). Proprio la stirpe dei Cagots, e la loro incredibile storia, sono l’oggetto d’indagine del nostro saggio I figli di Lucifero. Il segreto perduto della stirpe dei Cagots (Edizioni L’Età dell’Acquario).
Le leggende della regione pirenaica narrano l’esistenza di una razza diversa da quella umana che si sarebbe rifugiata nelle viscere della terra perché perseguitata dagli uomini e che adorerebbe il “dio cornuto”, detentore dei culti primigeni della Dea Madre. Questa immagine alluderebbe a una divinità spodestata che attende di “risvegliarsi” riemergendo dalle tenebre della terra/Madre. Essa domina così il mondo sotterraneo in attesa di risveglio e allude chiaramente all’antinomia della figura dei due fratelli avversari Caino/Abele e Cristo/Lucifero descritta nel mito cataro. Non a caso secondo alcune tradizioni sia Caino sia il Diavolo sono dotati di corna.

Caino e la metallurgia
Se il significato del termine “Caino” rimanda alla “creazione” o “acquisizione” (egli è difatti il fondatore della prima città), la radice -qyn allude infatti all’attività di fabbro, come spiega il professor Mariano Bizzarri:

«e tale è il significato che assume, nel contesto della parola cainiti, la “razza” di “lavoratori metallurgici” condannata ad abitare il deserto teatro delle peregrinazioni di Israele. Tuttavia, per quanto riguarda la lingua ebraica la radice -qyn compare esclusivamente nei nomi propri di persona o di popolazioni, in arabo ed aramaico la stessa è associata ad una più ampia gamma lessicale, ma comunque sempre con il significato di “fabbro”» .

Come ricorda invece René Guénon, «i metalli e la metallurgia sono in diretta relazione con il “fuoco sotterraneo”, la cui idea si associa sotto più di un aspetto a quella del “mondo infernale”» . Da ciò deriva una sorta di esclusione parziale o messa al bando dalla comunità (se non addirittura di veri e propri tabù) che colpisce nelle comunità tradizionali gli operai che lavorano i metalli, in particolare i fabbri, «il cui mestiere è d’altronde associato alla pratica di una magia inferiore e pericolosa, nella maggior parte dei casi degenerata nel suo ultimo stadio in pura e semplice stregoneria» .
La metallurgia ha avuto sempre una considerazione ambivalente, sia sacra sia all’opposto malefica, come avrebbe illustrato Mircea Eliade in Arti del metallo e alchimia. Spiega ancora Guénon:

«Per capire quanto diciamo bisogna innanzi tutto ricordarsi che i metalli, a causa delle loro corrispondenze astrali, sono in qualche modo i “pianeti del mondo inferiore”; essi devono perciò naturalmente avere, come i pianeti stessi da cui ricevono e di cui condensano per così dire gli influssi nell’ambiente terrestre, un aspetto “benefico” e un aspetto “malefico”» .

Secondo numerose tradizioni, infatti, spiega Eliade, «si ritiene che anche i metalli siano generati dal sangue o dalla carne di un essere primordiale semidivino immolato» . Anche il fuoco conserva un carattere ambiguo: «la sua origine è divina e “demoniaca”» . Più in generale l’origine dei lavori minerari e metallurgici discende da un semidio o da un Eroe civilizzatore.
In questo caso sembrerebbe volutamente “dimenticata” la funzione civilizzatrice di Caino, capostipite degli operai che lavorano i metalli: egli è infatti un “maledetto” da Dio, condannato a non trovare pace. La sua figura non merita redenzione, né viene descritta come benefattrice: Prometeo, al contrario, dopo aver rubato il Fuoco agli dèi per donarlo agli uomini ed esser stato sottoposto a un macabro supplizio da Zeus, trova pace − almeno secondo Eschilo − dopo tremila anni grazie a Eracle che trafigge l’aquila che lo tormenta e ne spezza le catene.
La condanna biblica di Caino sembra dunque inserirsi in quel filone mitologico che, presso alcune culture, associa il sacrificio di sangue alla metallurgia e guarda questa con sospetto. “Quest’odio per il ferro” sottolinea il carattere demoniaco delle attività metallurgiche per cui «la funzione del metallo è considerata un’opera sinistra, che esige il sacrificio di una vita umana» .
Dovremmo dunque chiederci se non sia casuale il sangue di Abele versato da Caino che non solo fonda il primo stanziamento umano, ma inaugura anche con Tubal Cain l’arte della metallurgia.

Gerard de Nerval
È con Tubal Cain (תובל קין), figlio di Lamech e Zilla, che la Bibbia ci consegna il primo fabbro della storia. Il suo nome è anche la parola d’ordine per il passaggio nel rituale del terzo grado della massoneria , il cui capostipite è l’architetto di Salomone, quell’Hiram cantato dal poeta Gerard de Nerval nel suo La Regina di Saba. Qua Hiram/Adorinam scopre di essere un discendente di Tubal Cain e dunque un cainita, un “Figlio del Fuoco”.
Nell’epopea di Nerval, che trattiamo nella seconda parte del nostro saggio Il sangue di Caino, l’eterna maledizione del figlio del Serpente (Edizioni Terre Sommerse), infatti, Caino è figlio di Eva e del Serpente, Eblis, il Satana arabo. Esistono da sempre, seppur mescolate e in apparenza indistinguibili, due razze di uomini: una discesa da Adamo, plasmato da Yahweh dal Fango, l’altra da Eblis, lo Spirito del Fuoco o Satana arabo, il Serpente della tradizione biblica. Eva si era congiunta con entrambi: da Adamo aveva avuto Abele e dal Serpente, Caino. Verso il primogenito Yahweh aveva sempre provato disprezzo e astio: per questo Caino aveva sparso il sangue di Abele ed era poi stato maledetto dal Signore. Dopo il Diluvio, però, la discendenza di Eblis non si sarebbe estinta. Diversamente da come riportato nel racconto biblico, Tubal Cain avrebbe trovato rifugio all’interno della Grande Piramide, da cui sarebbe uscito solo dopo la fine delle piogge. Il suo unico figlio, avuto dalla sorella Naamah, sarebbe riuscito a sopravvivere al clima ormai deserto del pianeta e i suoi discendenti si sarebbero adattati al nuovo ecosistema, a partire da Nemrod che avrebbe fondato Babilonia. I Figli del Fuoco erano però destinati a sparpagliarsi per la terra, disprezzati, soli e costretti a servire i Figli del Fango. Yahweh li aveva infatti condannati a servire i figli di Adamo, a soffrire la miseria e la fame.
Il mito della seduzione di Eva da parte del Serpente, Eblis (Iblīs) nel racconto di Nerval, costituisce una “rilettura” rovesciata della storia sacra, una sua sovversione. Il simbolo di questa discendenza maledetta è la lettera Tau che Adoniram, architetto del re Solimano (Salomone) usa segnare nell’aria per chiamare a raccolta i suoi operai. La T viene definita da Nerval il «simbolo di adunata per gli operai che discendono dai geni del fuoco» .
Secondo il racconto di Nerval, la discendenza cainita vivrebbe nelle viscere della montagna sacra dell’Islam, il Kaf (Qâf), la cui radice è formata da una grande pietra di smeraldo (il terzo occhio di Lucifero, il Graal?). Nella tradizione araba il Qâf è la “montagna polare” che non si può raggiungere «né per terra né per mare» come il Montsalvat del Graal: esso è anche chiamato «Montagna dei Santi» o «Montagna dei Profeti» .
Le corrispondenze tra il racconto di Nerval e il simbolismo tradizionale sono numerose e non possiamo che sintetizzarle: si noti però come tale simbologia venga utilizzata in senso rovesciato, ribaltato. La rilettura del mito biblico in senso controiniziatico è evidente. Il Polo è sotterraneo e realmente raggiungibile, esso è abitato da una razza “maledetta” da Dio che dovrebbe invece essere la custode della Tradizione. Tale Conoscenza, in Nerval è legata ai metalli e all’alchimia.
In questo mondo sotterraneo inaccessibile viene infatti custodita la tomba di Adamo e lavorano i discendenti di Caino. Il primo uomo, «si alzerà l’ultimo giorno del mondo; la sua tomba prigioniera contiene il prezzo del nostro riscatto» . È qua che Adoniram ha la possibilità di vedere il suo antenato, il capostipite della razza dei Figli del Fuoco .
Il racconto di Nerval procede con la rivelazione che il sangue dei cainiti discende da quello del Serpente, Eblis (Iblīs إبليس‎). La tradizione islamica descrive Iblīs come una creatura vicina ad Allāh ma tratta dal fuoco (un Jinn), che, come Lucifero, si sarebbe rivoltato contro Dio rifiutando per gelosia di adorare l’uomo dopo la sua creazione. Il Corano spiega la Caduta di Iblīs come un atto di sdegno nei confronti dell’uomo: egli rifiutò di inginocchiarsi davanti ad Adamo, creato dall’argilla. Alla ribellione di Iblīs, come quella di Lucifero nella tradizione cattolica, si unirono altri Angeli e poi jinn.
In numerose fonti ebraiche Caino viene definito lo Splendente o “luminoso, pieno di luce”, (in greco Diafotos), come si trova nell’Apocalisse di Mosé che racconta come Caino uccise Abele bevendone il sangue. Nello Zohar 1:37A è scritto: «Quando Eva diede alla luce Caino, il suo viso non somigliava a quello di nessun essere umano; ed è così che tutti i suoi discendenti furono chiamati Figli di Elhoim o Figli della Luce. Fu l’Elhoim Samael che copulò con Eva e generò Caino».
Questo genere di epiteti venne successivamente adottato come “prova” del fatto che Caino fosse figlio di Lucifero: a queste fonti si sarebbe rifatto Nerval facendo di Caino il figlio di Eblis e il depositario di una dottrina deviata, controiniziatica di carattere ermetico, connessa alla simbologia dei metalli.

Per maggiori informazioni: E. Perucchietti – P. Battistel, Il sangue di Caino. L’eterna maledizione del figlio del Serpente (Edizioni Terre Sommerse); E. Perucchietti – P. Battistel

 

 

 

 

 

 

 

 

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